La conclusione è molto chiara: se l’allevamento intensivo rappresenta un peso ormai insostenibile per gli ecosistemi e offre un prodotto nutrizionalmente sbilanciato, l’agricoltura basata sul pascolo dimostra che l’essere umano può ancora collaborare attivamente con la natura.
Scegliere carne da animali allevati all’aperto e nutriti a erba significa finanziare un ciclo che rigenera la terra e nutre il nostro corpo in modo profondo ed equilibrato. Si tratta di una scelta di qualità: mangiarne magari un po’ meno, ma sceglierla molto migliore.
La ricerca che ha contribuito a smontare la narrazione secondo cui “tutti i bovini distruggono il clima” si basa sull’analisi dell’intero ciclo di vita dell’animale e del suo ecosistema.
Università del Nebraska-Lincoln (UNL) – Rapporti sulla zootecnia bovina: Le ricerche condotte dal gruppo del professor Galen Erickson (spesso pubblicate nei Beef Cattle Report dell’università) hanno analizzato le emissioni di gas serra dei bovini. Questi studi hanno dimostrato che, sebbene gli animali emettano metano, i sistemi di pascolo ben gestiti nelle Grandi Pianure americane catturano enormi quantità di anidride carbonica nel suolo. Quando si calcola l’impronta di carbonio considerando l’intero ecosistema (animale + suolo + piante), il bilancio netto può diventare neutro o addirittura positivo, compensando le emissioni di metano.
Lo studio di R. Teague et al. (2016): Pubblicato sul Journal of Soil and Water Conservation con il titolo “Il ruolo dei ruminanti nella riduzione dell’impronta di carbonio dell’agricoltura in Nord America”. Questa ricerca è considerata una pietra miliare. Ha dimostrato che le pratiche di pascolo a rotazione (dove gli animali vengono spostati frequentemente per far riposare l’erba) rigenerano la salute del suolo e sequestrano più carbonio di quanto gli animali ne emettano, superando di gran lunga le prestazioni degli allevamenti intensivi.
Per quanto riguarda le differenze nutrizionali tra la carne di animali nutriti esclusivamente a erba e quelli nutriti a cereali, la scienza ha ampiamente confermato i vantaggi per la salute umana.
Per completare il quadro, la letteratura scientifica confronta regolarmente i due modelli agricoli, evidenziando perché il modello industriale sia problematico.
Analisi del ciclo di vita (Valutazione del Ciclo di Vita – LCA): Studi come quelli condotti dall’azienda agricola White Oak Pastures (eseguiti da istituti indipendenti di analisi ambientale) hanno confrontato la carne prodotta in modo rigenerativo con le alternative vegetali e la carne convenzionale. I risultati hanno certificato che la produzione intensiva basata su soia e mais causa il degrado del suolo e richiede alti input di combustibili fossili (per macchinari e fertilizzanti chimici), mentre il pascolo ben gestito immagazzina nel terreno più emissioni di quelle che genera l’intera filiera produttiva.
Allora c’è da chiedersi come mai la UE stia attivamente inducendo a chiudere gli allevamenti in generale, con finanziamenti, ma anche quelli al pascolo. Ti paga per tenere la terra incolta. Forse serve per arrivare al punto che l’unica carne disponibile è quella prodotta da pochi grandi fabbriche in mano a pochi super ricchi maniaci dei vaccini ?
(contenuto parzialmente creato con la IA)