{"id":1040,"date":"2006-02-23T03:31:35","date_gmt":"2006-02-23T02:31:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.palmerini.net\/blog\/?p=1040"},"modified":"2010-11-23T03:32:01","modified_gmt":"2010-11-23T02:32:01","slug":"1866-un-libro-che-fara-discutere-politici-e-storici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/palmerini.net\/blog\/1866-un-libro-che-fara-discutere-politici-e-storici\/","title":{"rendered":"1866: UN LIBRO CHE FARA&#8217; DISCUTERE POLITICI E STORICI"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>\n<div><a href=\"http:\/\/www.ilpiave.it\/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=1947\" target=\"_blank\">Pubblicato da Piave in data Luned\u00ec, 13 Febbraio 2006<\/a><\/div>\n<div>\n<div>Il grande  Montanelli, reputato uno dei padri del giornalismo italiano, chiamava  \u201cburletta\u201d quei plebisciti del 1866 con i quali si fece l&#8217;Italia Unita.<br \/>\nA  dare riprova di questa sua definizione, sta ora per uscire, a mesi, un  libro che porter\u00e0 verit\u00e0 sulla &#8220;unione&#8221; del veneto all&#8217;Italia (ho  scritto veneto in minuscolo perch\u00e9, come spiego appresso, si deve  intendere come aggettivo).<\/p>\n<\/div>\n<div><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.ilpiave.it\/imgart\/130206\/referendum.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" \/><\/div>\n<div>L&#8217;autore  di questo libro \u00e8 Paolo Borsetto, veneziano, residente a San Marco, ex  preside di Liceo, ricercatore storico. Borsetto \u00e8 anche un provocatore,  tanto, contrariamente alle smanie dell&#8217;ex-sindaco di Venezia che perfino  fece comprare una costosa statua di Napoleone, Borsetto fu  nell&#8217;organizzazione del recente \u201cProcesso a Napoleone\u201d con il quale il  Corso fu condannato da veri magistrati.<br \/>\nBorsetto ha per\u00f2 seriamente  girato gli archivi di Stato cercando di far luce su quegli stessi  plebisciti con cui i veneti si unirono all&#8217;Italia nel 1866, ossia il  plebiscito con il quale affermarono di sottoporsi al \u201cgoverno monarchico  costituzionale de Re Vittorio Emanuele II e suoi successori\u201d, ossia dei  Savoia.<br \/>\nIl plebiscito riguardava il \u201cRegno Lombardo-Veneto\u201d, ossia  Venezia, le province venete e la citt\u00e0 di Mantova. Ma diversamente da  come siamo abituati a pensare, per \u201cprovince venete\u201d si intendevano  quella della Repubblica Veneta, e non quelle che dell&#8217;attuale Italia  sono chiamate venete. Infatti erano venete, oltre all&#8217;attuale Veneto,  anche le province di Bergamo, Brescia, Crema, Pordenone e Udine, tutte  unite a Venezia per pi\u00f9 secoli, quanto Padova e altre. Nel dimenticare  questo si dimenticano mille storie di eroismo, come quando i Veneti  trasportarono delle navi sopra i monti del Veronese, per metterle nel  Garda e cos\u00ec salvare Brescia che da mesi era sotto assedio. Oppure si  dimentica di quando 500 Thienesi partirono e andarono a difendere i  fratelli di Rovereto, in guerra con Trento, che invece Veneta non fu  mai.<br \/>\nDefinito l&#8217;ambito geografico delle province venete di allora e  per molti tratti sociali e linguistici anche di oggi, in quel plebiscito  del 1866 si doveva avere l&#8217;assenso all&#8217;annessione &#8220;delle popolazioni  liberamente consultate&#8221;, in quanto era un requisito dei trattati  internazionali.<br \/>\nVi erano infatti una serie di \u201cpassaggi di propriet\u00e0\u201d  del territorio del Lombardo-Veneto che dovevano svolgersi, e la  cessione non fu, come molti credono, dalla monarchia Asburgica a quella  dei Savoia.<br \/>\nBens\u00ec la cessione dapprima era fra la monarchia Asburgica  che rimetteva il territorio al suo legittimo proprietario, ossia  l&#8217;imperatore dei Francesi, il cui avo Napoleone aveva abbattuta con le  truppe la Repubblica Veneta e saccheggiata dal \u201cGoverno Provissorio\u201d (il  Louvre a Parigi e tuttora pieno di beni saccheggiati).<br \/>\nL&#8217;allora  imperatore dei Francesi, Napoleone anchesso, poi la rimetteva, per mezzo  di un rappresentante plenipotenziario, al Governo di Venezia in quanto  capitale del Regno lombardo-veneto.<br \/>\nSuccessivamente, un plebiscito  doveva sancire l&#8217;unione, libera e volontaria, delle popolazioni  interessate alla Monarchia dei Savoia. Cos\u00ec si sarebbe conclusa la  \u201cquestione veneta\u201d, che era una spina del fianco dell&#8217;Europa da quando  la restaurazione aveva ripristinato tutti gli stati pre-rivoluzione  francese, ma lasciando la terra di S.Marco senza governo e in bal\u00eca dei  governi confinanti.<br \/>\nBorsetto ci ha raccontato in anteprima alcuni  elementi che nel suo libro troveremo ben documentati e che ci raccontano  che questa unione non fu poi pi\u00f9 di tanto libera e pi\u00f9 il frutto di un  dover chiudere la questione veneta nel precario equilibrio che sfoci\u00f2  comunque in ulteriori 2 guerre europee nei successivi 70 anni.<br \/>\nMolti  gli elementi che Borsetto rivivifica di qui momenti, e conviene  soffermarci su alcuni elementi che minano la valenza storica di quei  plebisciti, dando ragione a Montanelli.<br \/>\nIn quei plebisciti, per  esempio, i votanti non erano stati censiti da liste elettorali , e di  conseguenza chiunque aveva la possibilit\u00e0 di votare pi\u00f9 e pi\u00f9 volte in  seggi diversi, anche quando nemmeno fosse stato elettore del comune.  Insomma un po&#8217; come si svolsero i pi\u00f9 recenti plebisciti per la  \u201cPadania\u201d. Ma ancor peggio di questi, quelli del 1866 erano fatti in tal  modo che i votanti che entravano al seggio, non importa se aventi  diritto o meno, dovevano poi dire al presidente se volevano votare per  il s\u00ec o per il no, per cui per il s\u00ec veniva consegnata all&#8217;elettore una  scheda bianca, per il no una nera.<br \/>\nInsomma non c&#8217;era alcuna  segretezza , in un clima di intimidazione dove le guardie armate dei  Savoia gi\u00e0 giravano da giorni, e c&#8217;erano stati degli arresti, con le  regole non soffici del tempo, e fra gli arrestati persino dei preti,  fedeli allo spirito e alla missione della chiesa veneta che male  vedevano il nuovo potere in quanto molto filo-giacobino.<br \/>\nPer finire,  ma solo come assaggio del libro, si scoppia a ridere quando si viene a  sapere che ogni seggio aveva schede di voto in numero indefinito, e non  si fece alcun conteggio delle schede n\u00e9 prima ne dopo le votazioni, per  cui togliere qualche scatola di no per mettere dei s\u00ec o viceversa non  era un problema, tanto di schede ve ne erano in abbondanza e non  numerate.<br \/>\nDi fatto non si pot\u00e8 nemmeno dare una percentuale dei  votanti, n\u00e9 degli astenuti, n\u00e9 degli aventi diritto. Soltanto i s\u00ec e i  no raccolti cos\u00ec, come per strada da chiunque passasse. Sono quelli che  oggi troviamo scritti nelle lapidi affisse nelle piazze centrali dei  capoluoghi veneti.<br \/>\nInsomma un pasticcio giuridicamente insanabile e storicamente pi\u00f9 di una burletta.<br \/>\nSicuramente  un libro che far\u00e0 discutere, e forse a qualcuno verr\u00e0 anche in mente di  guardare con occhi un po&#8217; pi\u00f9 distaccati il presente, con meno  ideologia e pi\u00f9 attenzione alle cose vere e ai diritti delle comunit\u00e0  locali che gi\u00e0 troppo furono calpestate.<br \/>\n<strong>Loris Palmerini &#8211; Padova<br \/>\n<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato da Piave in data Luned\u00ec, 13 Febbraio 2006 Il grande Montanelli, reputato uno dei padri del giornalismo italiano, chiamava \u201cburletta\u201d quei plebisciti del 1866 con i quali si fece l&#8217;Italia Unita. 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